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Gli Ebrei a Roma
Il ghetto

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Fontana delle Tartarughe - Ghetto di Roma

Gli ebrei a Roma sono forse i soli abitanti della città che possono vantare una presenza ininterrotta di oltre duemila anni: sulle rive del Tevere costituirono il primo insediamento ebraico in Italia e una delle comunità più antiche in Europa. Le prime testimonianze di contatti ufficiali tra Gerusalemme e Roma risalgono alle ambascerie inviate dai Maccabei a partire dal 161 a.C:, per stringere patti di alleanza con i romani contro il predominio dei Seleucidi. Il nucleo originario la cui datazione viene indicata tra il II e il I sec. a.C., si accrebbe notevolmente con l'arrivo dei prigionieri portati a Roma tra il 63 e il 61 a.C., in seguito alla campagna di guerra di Pompeo in Giudea.

I bassorilievi dell'Arco di Tito che raffigurano il corteo trionfale dell'imperatore, con il candelabro a sette bracci e gli arredi depredati dal Tempio, tramandano la memoria della conquista di Gerusalemme nel 70 d.C., in seguito alla guerra intrapresa da Vespasiano e portata a termino dal figlio. Era l'inizio della dispersione degli ebrei nell'Impero.

Con l'arrivo degli schiavi portati da Tito e i numerosi esuli, la città divenne una delle più importanti comunità della diaspora: circa 50.000 presenze ebraiche.
Il 14 luglio 1555 con la bolla "Cum nimis absurdum" Paolo IV istituì il ghetto, sull'esempio del quartiere ebraico di residenza obbligatoria creato a Venezia nel 1516, ma con una intransigenza controriformista priva di precedenti: gli ebrei avrebbero dovuto vivere in un quartiere separato e munito di portoni, non avere più di una sinagoga, vendere tutti i beni immobili ai cristiani, non tenere più servitù cristiana, portare il segno distintivo e, come attività economica, praticare il prestito ad un tasso imposto e la sola arte di venditore di stracci.
Le "Scole" furono ridotte a cinque (Tempio, Catalana, Castigliana, Siciliana e Nova) e raggruppate in un unico edificio, le botteghe e le abitazioni fuori dal "claustrum" progressivamente abbandonate.

La vita nel ghetto iniziò a risentire problemi di sovraffollamento quando un altro papa, Pio V, nel 1566 e nel 1569 obbligò gli ebrei a concentrarsi a Roma e ad Ancona, escludendoli dalle altre città pontificie. Clemente VIII nel 1593 aggiunse, tra i luoghi di residenza imposta, la città francese di Avignone.
Le idee di uguaglianza e libertà propugnate dalla Rivoluzione francese non avevano trovato insensibili gli ebrei romani: quando tra il 1798 e il 1799 le truppe napoleoniche proclamarono la Repubblica romana, gli abitanti del ghetto accorsero numerosi ad arruolarsi nella guardia civica.
Il 14 gennaio 1814 i francesi abbandonarono la città e, pochi giorni dopo, vi fece ritorno Pio VII, in pieno clima di Restaurazione.
Intanto l'opinione pubblica liberale a Roma e all'estero iniziava a sollecitare il papa a migliorare le condizioni di vita degli ebrei e l'abolizione del ghetto. Ma il ghetto di Roma rimase l'ultimo emblematico retaggio della discriminazione in un'epoca di principi liberali e democratici: il 20 settembre 1870 la breccia di Porta Pia segnò contemporaneamente la fine del potere temporale dei papi, l'abolizione definitiva del ghetto e la completa equiparazione degli ebrei romani agli altri cittadini.

Nel 1904, con l'inaugurazione del Tempio, l'ebraismo romano dava una nuova immagine di sé alla città, che nel 1907 avrebbe avuto un sindaco ebreo di grande prestigio, Ernesto Nathan.
Nel 1938 le "leggi per la difesa della razza" imposte dal regime fascista colsero di sorpresa la collettività ebraica: a Roma l'improvvisa esclusione dal lavoro,dalla scuola, dalla vita pubblica richiamò alla memoria un passato che si pensava definitivamente superato.
Il 16 ottobre 1943 reparti speciali di polizia tedesca circondarono la zona del Portico d'Ottavia catturando 1021 uomini, donne, anziani e bambini e in tutta la città fu fatto un rastrellamento che portò alla deportazione da Roma di oltre 2000 ebrei. Molte famiglie si salvarono grazie alla solidarietà dei concittadini che, a rischio della propria vita,li nascosero; notevole fu l'aiuto prestato da parrocchie, conventi e ospedali.

Il 13 aprile 1986 il Tempio è stato testimone della storica visita di Giovanni Paolo II, quando per la prima volta nella città del ghetto un pontefice ha pregato insieme a un rabbino, chiamando gli ebrei "fratelli maggiori".
Oggi Roma accoglie circa 20.000 ebrei e in un clima di pluralismo democratico e di tutela delle minoranze, la collettività ebraica romana fa sentire la voce della propria presenza millenaria nell'ambito della vita cittadina attraverso numerosi servizi al pubblico e una vivace attività culturale, svolta spesso in collaborazione con gli enti nazionale e locali.

ITINERARIO PROPOSTO
La visita del ghetto si snoda partendo dalla Piazza del Campidoglio, Teatro di Marcello, Piazza Mattei, Portico d'Ottavia, Sinagoga e attraverso il Ponte Fabricio o dei Quattro Capi detto anche "iudeorum" si raggiunge l'Isola Tiberina.

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Museo Ebraico di Roma

Altre informazioni

Durata della visita: 2h30-3h00;
Costo visita guidata: 20.00 Euro a persona, 10.00 Euro per ragazzi;
accessibile ai disabili

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